La gestione del "periodo agonisitico"

Pasted GraphicLa stagione agonistica è iniziata da qualche mese e le gare sul calendario si susseguono domenica dopo domenica.
Prima ci siamo allenati duramente sperando nel picco di prestazione proprio in concomitanza con quella gara a cui teniamo tanto, o che proviamo per la prima volta, o con cui abbiamo lasciato un conto in sospeso…

La periodizzazione del training è senza dubbio il sistema più efficace per costruire la condizione atletica che permette all’atleta di raggiungere le migliori prestazioni al momento giusto della stagione.

Di norma si possono identificare da 6 a 8 “blocchi” d’allenamento, inizialmente molto ricchi di lavori di endurance e forza che gradualmente si trasformano lasciando spazio a esercizi di potenza e ritmo, fino a culminare nel periodo agonistico.

Questa fase è la più complessa sia per l’atleta che per l’allenatore; infatti se i blocchi precedenti avevano come filo conduttore l’incremento e lo sviluppo della condizione atletica, nella fase agonistica si manifesta anche l’esigenza di un cambio di prospettiva: gareggiando non si tratta più di costruire la condizione ma di saperla gestire.

A volte questa mancata interpretazione è spesso la chiave di lettura per comprendere come sia possibile che conclusi 6-8 mesi d’allenamento con successo non si raggiungano i propri obiettivi nel momento decisivo.

La tendenza troppo semplicistica a interpretare il carico esclusivamente in funzione dei km percorsi e del dislivello scalato è più che mai azzardata; lo stress delle trasferte e l’adrenalina in gara sono un potente moltiplicatore del carico, rintracciabile spesso nelle affermazioni degli atleti che riferiscono di una maggior stanchezza a fronte di meno ore di sella.

Attenzione! L’esigenza fisica di un microciclo di scarico non si traduce con un calo della condizione atletica.
Questo processo mentale è spesso la ragione che induce l’atleta a inserire pesanti sessioni d’allenamento nel vano tentativo di migliorarsi, con il risultato disastroso di eccessivi accumuli di fatica e prestazioni sempre più calanti.

Ecco alcuni suggerimenti utili per gestire al meglio il periodo agonistico.

Per prima cosa è bene fare un po' di chiarezza sui tempi di recupero:
non lasciamoci influenzare da chi generalmente è più forte e che già il martedì è pronto a macinare centinaia di km, non è accorciando i tempi di recupero che otterremo le migliori prestazioni.
In generale il tempo necessario ad un granfondista ben allenato per recuperare una granfondo va dai 2 a 3 giorni, anche se non è raro ritrovarsi, di tanto in tanto, a necessitare di qualche giorno in più arrivando anche alla settimana completa.
In questo caso non lasciamoci prendere dalla paura di calare la condizione; piuttosto è bene armarsi di una buona dose di pazienza convincendosi che non si perdono 6-8 mesi d’allenamento in 7 giorni, mentre al contrario si può perdere tutto con un eccessivo accumulo di fatica andando in overtraining.

Ma quali segnali possiamo utilizzare per comprendere se abbiamo recuperato o meno?

Scientificamente analizzando il rapporto tra FC e watt una volta saliti in sella.
Se però non si dispone di strumenti adatti o non si è tecnologicamente pratici è possibile valutare l’affaticamento tenendo un diario personale in cui prendere nota di alcuni indicatori della fatica quali:
- umore
  • motivazione
  • qualità del sonno
  • presenza di infezioni
  • fatica durante l’allenamento
  • pesantezza alle gambe
  • “fame” di zuccheri.

Dando un punteggio da 0 a 10 a questi parametri (dove il valore 0 indica una situazione ottimale e 10 una pessima) e mettendo il risultato in relazione ai vostri momenti “al top” acquisirete uno strumento utile a gestire al meglio il recupero durante la stagione e specie nel periodo agonistico.

Oppure, imparate ad “ascoltare” le vostre gambe e fin tanto che le sentirete pesanti e dolenti limitate la vostra sessione d’allenamento ad una semplice passeggiata di recupero attivo o al limite a 90’ in agilità non oltre la vostra soglia aerobica (circa 75% Fc max).

Concludendo nel “race period” è quindi fondamentale avere una programmazione breve 7-15 gg al massimo, prevedendo grande flessibilità nel piano e mettendo sempre e comunque il recupero in testa alle priorità.